le ultime parole famose

domenica, 20 febbraio 2005

La storia, cattiva maestra

 "Oggi i funzionari statunitensi sono rimasti sorpresi e commossi dall'esito delle elezioni presidenziali nel Vietnam del Sud, malgrado la campagna terroristica dei vietcong per sabotare le votazioni. Secondo i resoconti da Saigon, ieri l'83% dei 5,85 milioni di elettori registrati hanno espresso le loro preferenze. Molti di loro hanno rischiato le rappresaglie minacciate dai vietcong. Il successo di queste elezioni è da molto tempo considerato un cardine nella politica del presidente Johnson, volta ad incoraggiare lo sviluppo di un processo costituzionale nel Vietnam del Sud" (Peter Grose, "Gli Stati Uniti incoraggiati dal voto in Vietnam", New York Times, 4 settembre 1967)

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sabato, 12 febbraio 2005

Lo stratega

 "In Iraq le elezioni regolari saranno la conseguenza di uno Stato ben funzionante. Ormai c'è una vita regolare, ci sono le scuole eccetera. Poi, certo, ci sono le cose che non funzionano. Ad esempio, i semafori a Baghdad non funzionano. Ogni tanto scende uno dalla macchina e si mette a dirigere il traffico" (Silvio Berlusconi, 30 settembre 2004).

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Il cordoglio del premier

 "Chi non salta interista è".
(Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio italiano, in visita ai soldati italiani a Nassiriya, 12 aprile 2004).

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lunedì, 01 novembre 2004

Ministri portafortuna



"E' irresponsabile demagogia parlare di guerra. L'Iraq è un paese tranquillamente avviato alla democrazia".
(Antonio Martino, "Batti e ribatti", 7 aprile 2004).
Tre giorni dopo, in Iraq, vengono sequestrati quattro ostaggi italiani.

"Cofferati è un reazionario e Amato un bugiardo. Questo sarà un autunno di confronto e non di scontro con le parti sociali. Sarà un autunno positivo per l'economia e la gente, avvieremo il miracolo economico. La vita della gente cambierà notevolmente in bene".
(Giulio Tremonti al Meeting di Rimini, 25 agosto 2003).

"Secondo quanto ha anticipato il sottosegretario Vito Tanzi, nella sua relazione Tremonti non avrebbe indicato ai partner europei cifre precise sull'entità del deficit pubblico a fine anno, limitandosi ad elencare 'venti misure' a carattere economico che il governo intende prendere e confermando l'impegno dell'Italia a mantenere l'obiettivo del pareggio di bilancio per il 2003" (dal Corriere della sera, 10 luglio 2001).












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L'uomo del dialogo



"Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al benessere e al rispetto dei diritti umani e religiosi. Cosa che non c'è nei paesi dell'Islam... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra sullo stesso piano... La libertà non è un patrimonio della civiltà islamica... La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di almeno 1400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l'Occidente conosce... C'è una singolare coincidenza fra gli islamici e gli anti-global nella loro opposizione all'Occidente"
(Silvio Berlusconi, 26-9-2001).





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sabato, 30 ottobre 2004

L'ordine regna a Bagdad



''In Iraq c'è l'assoluta volontà di continuare e c'è anche un certo ottimismo. Nel paese molte cose vanno bene... Dobbiamo far sapere che le scuole funzionano, che gli ospedali funzionano, che c'è l'elettricità, che l'amministrazione comincia a svolgere il suo compito... Il paese ricomincia a funzionare".
(Silvio Berlusconi, Ansa, 29 ottobre 2003).

''Con Bush abbiamo parlato di una situazione che migliora molto, anche se gli attacchi terroristici di cui si parla acquisiscono prevalenza nell'immagine globale del Paese. Ma questi avvenimenti non contraddicono il miglioramento della vita sociale. Le scuole e gli ospedali funzionano, l'amministrazione ha cominciato a lavorare quotidianamente, la polizia irachena sta completando gli organici e quindi il Paese sta andando verso la normalità. Gli Stati Uniti si sono impegnati con l'ultima risoluzione Onu a fare entro una certa data un piano realistico per il passaggio delle responsabilità agli iracheni ed è quindi importante che la situazione continui a migliorare''.
(Silvio Berlusconi, Ansa, 1 novembre 2003).

''C'è l'impegno delle forze occidentali a favorire il progresso democratico dell'Iraq in modo tale che le forze di occupazione possano lasciare al più presto il paese. Oggi l'Iraq è una nazione che sta progredendo verso la democrazia, verso la normalità. E' un paese dove le scuole, gli ospedali, l'amministrazione pubblica ed il Governo provvisorio funzionano" (Silvio Berlusconi, Ansa, 4 marzo 2003).








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Armiamoci e partite



"Alla fine Berlusconi a Nassiriya ci andrà perché ormai si è creata un'aspettativa tale...".
(Fabrizio Cicchitto, FI, Corriere della sera, 31 dicembre 2003).

''Dal giorno che le nostre truppe sono partite per l'Iraq Berlusconi era deciso a far loro visita il più presto possibile, prima quindi, molto prima di Bush, di Aznar e di Blair. Desiderava andare in Iraq prima delle feste e comunque vuole andarci appena possibile''.
(Guido Possa, viceministro per l'Istruzione, FI, Ansa, 9 gennaio 2004).

"A Nassiriya ci andrò quando lo decido io e non quando me lo chiedono i giornali. Io avevo deciso di andare in una data alla fine dell'anno passato, e questa è stata resa nota da alcuni giornali. A quel punto i vertici delle Forze armate hanno fatto sapere che esisteva un reale pericolo".
(Silvio Berlusconi, 30 gennaio 2004).

"Stiamo valutando con il presidente del Consiglio le condizioni migliori per andare in Iraq. Non azzardiamo date, l'importante è andare. Paura? Ma non scherziamo, potete stare sicuri che il presidente Silvio Berlusconi non ha paura. Va quando ritiene il momento opportuno".
(Franco Frattini, ministro degli Esteri, 17 febbraio 2004).

"Non sento alcun bisogno di andare a Nassiriya, sarebbe solo una operazione dimostrativa e retorica". (Silvio Berlusconi, 26 marzo 2004).
















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Gli amici di Saddam



"'Neppure al peggior regime si può imporre la democrazia con la guerra. Se adottassimo questo criterio di guerre ne dovremmo fare a decine': il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, in un'intervista al 'Manifesto' ha spiegato così per quale motivo lui sia stato tra i primi a giudicare 'molto positivà la disponibilità ad aprire agli ispettori Onu manifestata da Saddam Hussein... Formigoni, che un anno fa fece un blitz a Bagdad per portare aiuti umanitari, precisa nell'intervista che 'la disponibilità di Saddam è tutta da verificare', ma respinge l'etichetta di 'antiamericano': 'è un'etichetta che davvero non mi corrisponde. Gli americani sono un grande popolo, gli Usa sono nostri amici. Ritengo però che in un rapporto amichevole possano ascoltare un parere diverso dal loro. Tutto qui'"
(Ansa, 19 settembre 2002).

'Gli Stati Uniti non possono saltare l'autorità dell'Onu. Non possono agire in solitudine'. Lo sostiene il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, in una intervista sulle questione irachena concessa all''Espresso'... Precisando di essere 'un amico dell'America' e di rifiutare l'immagine di antiamericano, Formigoni aggiunge che gli Usa 'sono un gigante economico e politico, ma devono capire che su questa strada non vanno da nessuna parte'. Il presidente della Lombardia ricorda poi le sue frequenti visite in Iraq, afferma che il vicepresidente Tarek Aziz è 'il vero ministro degli esteri di Saddam' e trova che la frase del premier Berlusconi 'Saddam è il nuovo Hitler' non corrisponda alla realtà: 'Saddam - osserva - è un dittatore alla pari di altri nel mondo, ma non rappresenta la minaccia enorme che si vuole far credere'. 'Desolante' è poi l'aggettivo usato da Formigoni per definire l'atteggiamento europeo in materia. ''L'Europa - afferma - è la grande assente. I paesi dell'Unione vanno in ordine sparso, peggio che mai. L'Europa è priva di una posizione comune'.
A questo proposito, c'è almeno un punto sul quale, secondo il presidente della Lombardia, gli europei dovrebbero unirsi: la valorizzazione delle Nazioni Unite. 'Non conviene a nessuno - osserva - in questo momento indebolire il ruolo dell'Onu'. Insomma, per Formigoni la soluzione militare è 'un errore'. E la linea dura dell'amministrazione Bush è accettabile solo 'se si tratta di una scelta tattica', ossia se usata come strumento di pressione".
(Ansa, 3 ottobre 2002).


Il presidente della giunta regionale della Liguria, Sandro Biasotti, a capo di una maggioranza di centrodestra, si è dichiarato contrario alla guerra contro l'Iraq. 'Personalmente, da sempre sono contro la guerra, la guerra fa paura a me e alla mia famiglia, e credo sia così per tanti cittadini liguri - ha affermato Biasotti, eletto come indipendente nelle liste di Forza Italia - quelli che l'hanno subita sulla propria pelle e i giovani che ne hanno solo sentito parlare'. 'Pur riconoscendomi un amico dell'America - ha aggiunto - nostro storico alleato, devo però contestare la tempistica di un attacco fuori dall'Onu, che non mi sento di condividere... Il presidente della giunta ligure ha spiegato di sentirsi vicino con questa posizione all'amico Formigoni..."
(Ansa, 20 marzo 2003).


''La via diplomatica è probabilmente l'unica soluzione della guerra. Quella militare sembra sempre più difficile''. Il presidente della Regione Liguria, Sandro Biasotti, torna a parlare di Iraq... 'Io e il presidente Formigoni ci siamo trovati della stessa opinione sulla guerra'''
(Ansa, 26 marzo 2003)











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Lo sapeva anche lui



"'Credo che in Iraq non ci siano ormai più armi di distruzione di massa, perché c'è stato tempo per la loro eliminazione o riallocazione''. Lo ha detto oggi il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa tenuta a conclusione della sua visita a Mosca. Berlusconi, dopo aver precisato di esprimere un suo 'parere personale', ha indicato di ritenere che 'non ci siano ad oggi armi di distruzione di massà in Iraq, 'non perché non ce ne potessero essere, ma perché ormai c'è stato il tempo per la loro eliminazione o differente allocazione. Penso quindi - ha aggiunto - che ci siano buone possibilità che ci siano ispezioni approfondite, senza condizionamenti, e che i risultati possano essere positivi per tutti'..."
(Ansa, 16 ottobre 2002).




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Marcerà anche lui?


"Dove sarebbe la nostra libertà se un gesto, per poter essere legittimato ad Occidente, dovesse esser compensato da un analogo gesto ad Oriente?"
(don Gianni Baget Bozzo si schiera apertamente contro gli euromissili in Europa e chiede il disarmo unilaterale della Nato, l'Unità, 5 ottobre 1983).

"All'Italia non convengono basi a dominante americana sul suo territorio, perché l'Europa e gli Usa non hanno più interessi comuni"
(don Gianni Baget Bozzo si schiera fieramente contro gli americani e i loro progetti per un intervento della Nato in Bosnia, l'Unità, 18 febbraio 1994).







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Un prete contro la guerra


"Il rifiuto del nucleare militare ha in radice quel medesimo atteggiamento di rifiuto della violenza della macchina, del sistema. della cosa sull'uomo che motiva i movimenti ecologici. E' qui che esso può produrre un nuovo approccio culturale e spirituale... L'idea della società non violenta come misura ideale, come utopia creatrice, è l'unica forma politica possibile"
(don Gianni Baget Bozzo, relazione al convegno "Un partito/movimento verde anche in Italia" organizzato da Nuova Sinistra, Trento, 18 dicembre 1982).




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Il mandante di Violante



"Quando penso ai 19 caduti di Nassiriya, mi dico: se invece di essere io al governo ci fosse stato, che so, D'Alema, non li avrebbe mandati in Iraq e sarebbero vivi. Mi sento responsabile. E' stata una scelta grave" (Silvio Berlusconi, intervista a Renato Farina, "Libero", 27 dicembre 2003).




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domenica, 24 ottobre 2004

Berlusconi pacifista



"La crisi irachena avrà sicuramente uno sbocco pacifico: per Silvio Berlusconi, non solo si allontana lo spettro di una guerra in Iraq, ma si fa sempre più concreta l'ipotesi di una soluzione nel segno della pace. E' una sensazione, di più, un convincimento che il premier ha consolidato nei due giorni del vertice Nato di Praga, nel corso del quale ha avuto occasione di approfondire proprio il caso Iraq con gli altri membri dell'Alleanza atlantica. E ha ripetuto questa sua previsione ottimistica più volte nel corso della giornata, ogni qualvolta ha affrontato con i giornalisti l'argomento. Tra l'altro - è stato il suo ragionamento - è nello stesso interesse del rais di Baghdad adottare comportamenti consoni, anche perché Saddam Hussein sa che per lui non ci saranno ''scappatoie ulteriori''. Dovrà dunque rispettare il dettato della risoluzione Onu e annientare l'arsenale di armi di distruzione di massa, cosa che, a giudizio di Berlusconi, Saddam ha avuto ''tutto il tempo di fare''. Al di là delle previsioni improntate alla fiducia del presidente del Consiglio, resta sul tappeto dell'Alleanza atlantica il dilemma guerra si'-guerra no, in attesa dei prossimi sviluppi e del verdetto degli ispettori dell'Onu. Ma dal premier italiano è giunto un secondo messaggio rassicurante, rivolto direttamente al nostro paese: nella nota lettera riservata inviata da Bush agli alleati per sondarne la disponibilità e il possibile contributo in vista di un eventuale intervento militare, per quanto riguarda l'Italia non vi è alcuna richiesta di uomini da impiegare in azioni di guerra. ''Voglio tranquillizzare tutti'', nella lettera ''non c'era la richiesta di uomini per un'azione armata...'', sono state le parole rassicuranti del presidente del Consiglio...
Nel corso del briefing con i giornalisti, Berlusconi ha spiegato quello che forse è stato un piccolo incidente diplomatico con il vicepremier Fini che, non aggiornato sugli sviluppi del vertice Nato relativi all'Iraq, è parso in alcune interviste piuttosto ''interventista''. Il premier ha detto che si sono spiegati e si è addossato la colpa di questo difetto di comunicazione, causato dal dovere di riservatezza cui era stato chiamato".
(Ansa, 22 novembre 2002).






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Liberazione preventiva


"Ho molto lavorato e in tutte le direzioni per arrivare alla liberazione dei due giornalisti francesi. Ho avuto un ruolo diplomatico molto importante" (Silvio Berlusconi, 3 settembre 2004)

Missing in action



''Sono maturi i tempi per discutere del diritto di voto amministrativo per gli immigrati che vivono, lavorano, pagano le tasse in Italia e hanno ottenuto la carta di soggiorno. Spero che la Lega dimostri di esserne cosciente: non avere la nazionalità italiana non può voler dire essere cittadini di serie B".
(Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, 7 ottobre 2004).

"Presto An presenterà il suo disegno di legge sul diritto di voto per gli immigrati che prevede, in prospettiva, l'assoluta parità di diritti degli stranieri che vengono qui per rispettare le nostre tradizioni''.
(Ignazio La Russa, coordinatore nazionale An, 8 ottobre 2003).

"Non siamo disponibili a subire ricatti né dalla Lega né da nessun altro. La nostra proposta di legge sarà presentata presto. La proposta di Fini si inquadra in una logica di lotta decisa contro l'immigrazione clandestina: nel contempo bisogna riconoscere i diritti a chi viene a lavorare in Italia, non avendo pendenze penali, a chi al di là del colore della pelle, è una persona onesta e viene qui a lavorare".
(Gianni Alemanno, ministro delle Politiche agricole, An, 15 ottobre 2003).











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mercoledì, 20 ottobre 2004

Trova l'errore

"Il governo italiano non può intervenire a favore di Ayad Anwar Wali (l'imprenditore italo-iracheno residente a Castelfranco Veneto rapito a Bagdad il 31 agosto, ndr) perché non ha la cittadinanza italiana" (Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri, Ballarò, 21 settembre 2004).

"Da oggi (il giorno dopo della liberazione delle due Simona, ndr) abbiamo un altro obiettivo a cui guardare: la liberazione di un italo-iracheno che, pur non avendo la cittadinanza, sentiamo come italiano" (Franco Frattini, ministro degli Esteri, 29 settembre 2004).

"Fin dal giorno della notizia della scomparsa di Wali, il 31 agosto scorso, la Farnesina ha attivato tutti i canali per ottenere la liberazione dell'ostaggio, considerandolo alla stregua di un cittadino italiano" (comunicato della Farnesina alla notizia dell'uccisione di Wali, 4 ottobre 2004).





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domenica, 06 giugno 2004

E chiedere scusa?

"Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al benessere e al rispetto dei diritti umani e religiosi. Cosa che non c'è nei paesi dell'Islam... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra sullo stesso piano... La libertà non è un patrimonio della civiltà islamica... La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di almeno 1400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l'Occidente conosce... C'è una singolare coincidenza fra gli islamici e gli anti-global nella loro opposizione all'Occidente"
(Silvio Berlusconi, 26 settembre 2001).



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Pace che?

"Lo strumento della forza è una scelta dolorosa, ma indispensabile. Il dilemma pace-guerra non dev'essere mai visto in astratto: la pace è un valore assoluto se garantisce sicurezza e libertà a tutti, non va solo definita come assenza di conflitto. Questa guerra è cominciata l'11 settembre a New York e non con i bombardamenti in Afghanistan. Il mondo ha il dovere di difendersi".


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Onu chi?

"E' certamente legittimo sostenere che l'intervento Nato avviene al di fuori di un mandato dell'Onu: ma ciò dipende dalla sostanziale paralisi del Consiglio di sicurezza, bloccato da molti mesi da veti reciproci. Le stesse parole di Kofi Annan secondo il quale in certe situazioni l'uso della forza può risultare inevitabile sono una indiretta conferma di ciò".
(Massimo D'Alema a proposito dell'attacco in Kosovo, 26 marzo 1999).


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Lui le aveva trovate

"L'Iraq non ha manifestato la volontà precisa di arrivare a un disarmo. Qualcuno afferma che occorre dare più tempo agli ispettori Onu. Devo però far notare che l'Iraq è grande come la Francia e per loro si tratta di un'impresa difficilissima. Dove sono finite le armi di distruzione di massa dell'Iraq che mancano all'appello? Parlo di 6500 bombe, 30.000 proiettili chimici e 800 chili di antrace: sono armi che se usate possono generare catastrofi e secondo le informazioni date da terroristi catturati, esse sono finite nelle mani di organizzazioni terroristiche".
(Silvio Berlusconi al Senato, 6 febbraio 2003).

"La pace ha pochi margini perché l'Iraq non ha risposto a una serie di domande: dove sono andate le 6500 bombe chimiche, le 100.000 tonnellate di agenti chimici, gli 8500 litri di antrace, i 146 missili a lungo raggio? Forse Saddam non ha mai avuto la volontà di disarmare, perché proprio sul possesso delle armi ha basato il suo potere. E ha imposto un rispetto minaccioso nei confronti dei paesi circostanti, tenendoli sotto schiaffo. Non disarma per non essere detronizzato. L'America, come ha detto Bush, teme un nuovo attacco, più terribile e spettacolare di quello dell'11 settembre., in cui è ipotizzabile l'uso di armi di facile trasporto, ossia biologiche o chimiche. E la domanda che ci si pone è se le armi dell'Iraq possano essere già state consegnate alle organizzazioni terroristiche o se ci sia il rischio che possano essere consegnate. Allora potrebbe verificarsi la catastrofe, anche in una piccola città di provincia americana. Per l'America quindi si impone l'adozione di contromisure. Sono convinto che di fronte alle prove che risulteranno anche il 14 febbraio dal nuovo rapporto degli ispettori Onu, gli Stati che siedono nel Consiglio di Sicurezza vareranno una decisione in questo senso. Se questo non accadesse, beh, allora è sicuro, è sicuro che gli Usa, magari con la Gran Bretagna e l'Australia e qualche altro stato opereranno nella direzione dell'intervento militare"
(Silvio Berlusconi, 9 febbraio 2003).



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Contrordine, compagni

"Ci rendiamo conto che far rientrare subito i soldati italiani non è né possibile né realistico" (Dalle "Dieci risposte sull'Irak e sul voto parlamentare" pubblicate dai Ds sull'Unità, 3 marzo 2004).

"Asteniamoci sulla missione militare" (Enrico Boselli, Sdi, 7 marzo 2004).

"A Fassino vorrei dire: lascia perdere la manifestazione pacifista, facciamone un'altra di partito aperta a tutti. Fosse per me, voterei sì (alla missione militare in Irak)" (Salvatore Buglio, deputato Ds, Il Foglio, 26 febbraio 2004).

"Il ritiro si fa sempre in tempo a chiederlo".
(Lapo Pistelli, Margherita, 27 aprile 2004).

"Il ritiro delle nostre truppe è solo l'extrema ratio". (Massimo D'Alema, 30 aprile 2004).

"Non presenteremo mozioni per il ritiro finché c'è la possibilità che l'Onu possa intervenire con una risoluzione pro Brahimi".
(Luciano Violante, 30 aprile 2004).

"Abbandonare l'Iraq sarebbe un errore irreparabile". (Francesco Rutelli, 2 maggio 2004).

"Un conto è partire, un altro è tornare".
(Romano Prodi, 3 maggio 2004).

"Se la lista unitaria presenta una mozione per il ritiro italiano dall'Iraq, io non la voto. Sono assolutamente contrario".
(Giuliano Amato, 4 maggio 2004).

"Pienamente d'accordo con Amato".
(Lamberto Dini, 5 maggio 2004).




















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Lo stratega

"Tutte le operazioni militari armate sono rischiose ma questa a Nassiriya è un'operazione di stabilizzazione, sicurezza, ricostruzione e il livello di rischio dovrebbe essere più basso di quello delle altre missioni".
(Antonio Martino, ministro della Difesa, 14 maggio 2003).

"Non sono eccessivamente preoccupato".
(Antonio Martino, ministro della Difesa, 25 giugno 2003).

"La situazione in Iraq non è tanto preoccupante". (Antonio Martino, ministro della Difesa, 11 ottobre 2003).

"I militari italiani sono ottimamente preparati per garantire la propria sicurezza, non bisogna cedere adesso, è proprio quello che vogliono i terroristi". (Antonio Martino, ministro della Difesa, 13 ottobre 2003).

"Nassiriya è una zona tranquilla".
(Antonio Martino, ministro della Difesa, 15 ottobre 2003, un mese prima dell'attacco alla base di Nassiriya che costerà la vita a 19 italiani).

"E' irresponsabile demagogia parlare di guerra. L'Iraq è un paese tranquillamente avviato alla democrazia". (Antonio Martino, ministro della Difesa, "Batti e ribatti", 7 aprile 2004, un mese prima dell'offensiva della guerriglia irakena a Nassiriya).












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Perché Nassiriya

"Quella dell'Italia in Iraq è una missione che ha scopo emergenziale e umanitario" (Franco Frattini, ministro degli Esteri, 15 aprile 2003).

"Abbiamo incontrato l'ambasciatore italiano a Baghdad Antonio Armellini, il quale ci ha detto che vi sono degli interessi italiani in gioco in questa vicenda. Di conseguenza il calcolo è che i benefici saranno all'altezza dell'impegno militare" (Elettra Deiana, deputato di Rifondazione comunista e membro della delegazione della commissione Difesa giunta in Irak il 22 ottobre 2003).

"L'Italia, che già è presente (in Iraq) con le iniziative dell'Eni ad Halfaya e Nassiriya, può giocare anch'essa un ruolo" (Ansa, 23 febbraio 2003).

"E' ancora molto presto per capire cosa accadrà e la situazione si sta assestando, noi abbiamo aspirazioni di essere in Iraq come le altre compagnie" (Vittorio Mincato, amministratore delegato Eni, Ansa, 5 maggio 2003).

"Il Cane a sei zampe punta all'Iraq e partecipa alla corsa ai ricchi giacimenti dello stato mediorientale, partita dopo la caduta del regime di Bagdad. L'Eni si dice infatti pronto a 'cogliere l'occasione per lavorarè nel paese, ricordando di averne tutte le credenziali: 'Abbiamo le competenze tecnologiche e conosciamo le consistenze minerariè spiega agli azionisti l'amministratore delegato dell'Eni Vittorio Mincato che ricorda come già nel passato il gruppo aveva messo gli occhi sull'area irachenadi Nassirya" (Ansa, 30 maggio 2003).

"Il governo iracheno accordò all'Eni lo sfruttamento di un giacimento sul territorio di Nassiriya, nel Sud del Paese, con 2.5/3 miliardi di barili di riserve, un giacimento quinto per importanza tra i nuovi che l'Iraq voleva avviare a produzione. Nel suo territorio c'è una grande raffineria ed un grande oleodotto" (Benito Li Vigni, ex dirigente dell'Eni, in un libro sul petrolio dell'Irak pubblicato nel 2003 da Editori Riuniti).

"Quando i soldati italiani sono arrivati a Nassiriya, la loro prima base militare era ubicata proprio di fronte alla raffineria che consentirebbe all'Eni di poter raffinare proprio lì il petrolio estratto. Altra condizione che si aggiunge a un contratto che in sè era estremamente vantaggioso. Dico 'erà perché quel contratto è in forse, nel senso che l'occupazione dell'Iraq e la caduta di Saddam Hussein hanno fatto sì che le tre grandi concessioni siano congelate. Noi abbiamo chiesto al governo se la scelta di mandare i nostri militari in Iraq fosse motivata da un desiderio di tutelare quella concessione, di garantircela per il futuro" (interrogazione di Tana de Zulueta, senatrice della lista Di Pietro-Occhetto, 14 aprile 2004)











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